sabato 10 gennaio 2015

Come dare valore aggiunto alla nostra esistenza


Ognuno di noi vive normalmente nella propria zona di confort, la quale non è altro che l’insieme degli schemi mentali, le abitudini comportamentali, i luoghi e le persone che frequentiamo, la musica che siamo abituati ad ascoltare, ecc.  Insomma, l’insieme di tutte quelle cose che facciamo abitudinariamente.
Uno dei nostri bisogni fondamentali è quello della “sicurezza”; abbiamo bisogno di avere tutto sotto controllo per stare bene; ma non sempre è stato così.  Quando siamo nati non avevamo nessuna zona di confort.. La “mamma” era il nostro punto di riferimento ma  la nostra inclinazione era verso l’esplorazione, verso la curiosità, verso la scoperta di cose nuove… ma pian piano.. crescendo… l’insieme di queste cose precedentemente scoperte hanno cominciato a diventare la nostra realtà.. la nostra sicurezza… ed ecco che molti di noi hanno cercato di tenersi il più stretto possibile tutto questo “contesto”.. tanto da divenire difficile il scegliere una strada nuova a discapito di una vecchia e conosciuta.
Vivere all’interno della nostra area di confort non è una cosa negativa… anzi… ci da quella sensazione di sicurezza di cui naturalmente abbiamo bisogno…  è vero anche che la cosa va gestita con equilibrio…  un famoso trainer e motivatore espresse questo interessante concetto: ”se non puoi, allora devi”
Se una cosa ci riesce difficile, troppo grande per noi, o forse non ci fa sentire a nostro agio farla… allora quello è il momento in cui mettersi in gioco… solo così aggiungeremo valore alla nostra vita… e più faremo quella cosa che ci riesce difficile… più ci diventerà facile… finché ad un certo punto diventerà essa stessa parte della nostra zona di confort…
Allargare la propria zona di confort significa aumentare le situazioni in cui ci sentiremo a  nostro agio e poter mirare a nuovi obbiettivi… come dice una frase tanto in voga tra gli aspiranti networker…”se facciamo le cose che abbiamo sempre fatto… otterremo i risultati che abbiamo sempre ottenuto”..
Nulla di più vero… se si vuole migliorare la propria vita…  se si raggiunge questa importante consapevolezza… allora “abituarci” ad uscire dalla nostra zona di confort è l’unica soluzione disponibile.

Vale

lunedì 17 novembre 2014

Si sceglie quando si decide, non quando si conosce.

La cosa più bella, quando nella nostra vita facciamo una “scoperta”, è il condividerla con coloro ai quali vogliamo bene.
Ed è così che quando conquisti una nuova consapevolezza, quando fai una scelta coraggiosa nella tua vita, e ne scopri gli immensi benefici… che vorresti trascinare con te tutti quanti… per te è logico… è impensabile lasciare le persone che ami li… dove sono… rinchiuse nei loro limiti e nelle loro credenze limitanti…  ed allora con energia gli indichi la via… la strada da seguire … e se non bastasse, le prendi per mano e cerchi di trascinarle con te.
Ed è a questo punto che scopriamo la dura realtà.
Le persone fanno le scelte nella loro vita… quando decidono di farle… non quando scoprono qualcosa.
Mi spiego meglio…
Prendiamo il caso di un fumatore… spiegargli che fumare fa male, gli fa spendere un sacco di soldi assolutamente inutili e lo può condurre incontro a tristi conseguenze… pensate sia sufficiente per farlo smettere?... assolutamente no…
La triste realtà è che molto spesso scegliamo non ciò che è meglio per noi… ciò che può farci bene, ciò che può farci crescere o ciò che può garantirci un futuro migliore… no no no!! Spesso scegliamo ciò che è più semplice, ciò che ci mette meno in discussione e ciò che ci da un “piacere” al presente… a discapito del futuro.
Lo stesso meccanismo alberga in noi stessi… la maggior parte delle volte ci mettiamo in discussione o cambiamo non quando ci rendiamo conto di quello che è giusto o sbagliato… o di quella che sarebbe la strada “migliore” per noi… ma quando dentro di noi acquisiamo la determinazione di voler dare quella “svolta”... quando facciamo nostra quella scelta…
Lo stesso accade agli altri… e spesso il momento in cui noi decidiamo di “cambiare” non coincide con il momento in cui decidono di farlo le persone che ci circondano.
Ogni persona è responsabile di se stessa… quella che è la nostra responsabilità, quando scopriamo qualcosa di “bello” o che potrebbe migliorare la nostra vita, è scegliere per noi stessi e “mettere a conoscenza” chi ci circonda… dare le informazioni senza”costringere” o essere insistenti… lasciare la piena libertà ad ogni individuo…accettando le sue scelte anche se diverse dalle nostre.
Non tutti siamo destinati allo stesso percorso… o almeno, non tutti allo stesso momento.

martedì 7 ottobre 2014

Se vuoi... puoi!

Il colonnello Sanders aveva degnamente sbarcato il lunario per anni gestendo un piccolo chiosco all’interno di una stazione di servizio nella cittadina di Corbin, nel Kentucky, molti viaggiatori si fermavano a posta per mangiare un piatto del suo straordinario pollo fritto.
Ma la costruzione, nel 1950, di un’autostrada che deviò il viavai di autovetture al di fuori del piccolo centro abitato, decretò la fine della sua piccola attività, lasciandolo a secco di clienti.
Quando andò in pensione, all’età di 65 anni, iniziò letteralmente una nuova vita. E questo non perché poté finalmente dedicarsi ai suoi hobby e alle sue passioni, come ci sia spetta che accada per un pensionato, ma semplicemente perché, quando ricevette il primo assegno previdenziale scoprì che la sua pensione sociale ammontava a 105 dollari al mese, si rese conto che non avrebbe mai potuto vivere decentemente con una cifra così irrisoria. Decise così che avrebbe fatto qualcosa per cambiare quello stato di cose.
Invece di arrabbiarsi con il governo e maledire la società, iniziò a chiedersi cosa avrebbe potuto fare lui in prima persona per guadagnare abbastanza denaro per potersi permettere una vita benestante.
Non c’era niente che sapesse fare particolarmente bene e non possedeva abilità o conoscenze specifiche sulle quali potesse puntare. C’era solo una cosa che, a detta di tutti, gli riusciva meglio che a chiunque altro e per la  quale aveva sempre ricevuto lodi sperticate da tutti gli avventori del suo chiosco: nessuno cucinava il pollo fritto come lui!
Questa sua personalissima ricetta era l’unica cosa davvero speciale che avesse a disposizione e quindi l’unica possibile fonte di guadagno.
Vendere ai ristoranti una ricetta per fare il pollo gli sembrava li per li l’idea più ridicola che avesse mai avuto, ma dopo un po’ iniziò a pensare che se davvero il suo pollo era così buono come tutti gli dicevano, un ristorante avrebbe effettivamente potuto incrementare il proprio giro di affari se avesse attirato più gente con quella specialità!   Fu così che il colonnello Sanders si convinse che avrebbe potuto non solo vendere la ricetta, ma anche insegnare ai cuochi come cucinarla nel migliore dei modi, chiedendo in cambio una percentuale sull’incremento di incassi del locale.
Riesci ad immaginarti questo vecchietto che, vestito di bianco, bussa alle porte dei ristoranti, proponendo un affare straordinario?
Molti lo presero in giro e altrettanti gli sbatterono la porta in faccia, ma il colonnello Sanders non rinunciò!
Per due anni guidò la sua vecchia automobile in lungo ed in largo per gli Stati uniti, ricevendo la bellezza di 1009 risposte negative, prima di arrivare al titolare di un piccolo ristorante che comprò il suo servizio.
Quante persone conosci che avrebbero resistito a 2 anni di rifiuti,  a 1009 risposte negative, continuando comunque ad andare avanti?
Poche credo…
La maggior parte delle persone avrebbe rinunciato dopo qualche  rifiuto, o molto più probabilmente, non avrebbe ami intrapreso un’avventura del genere, e questo è il motivo per il quale esiste un solo colonnello Sanders.
Nel 1964 vendette a due milioni di dollari l’azienda che aveva creato a partire da quel primo acquirente 12 anni prima, e che era diventata, nel frattempo, una catena di ben 600 punti di franchising, riuniti sotto il marchio “kentacky fried cichen”, che riportava nel suo logo il ritratto di questo simpatico vecchietto con baffi, pizzo e capelli bianchi.
A tutt’oggi, a più di 20 anni dalla sua morte KFC è una delle catene di fast food  più importanti del mondo con oltre 32.000 punti vendita in più di 100 differenti nazioni, ed il volto del colonnello sanders caratterizza uno dei marchi più riconoscibili del pianeta.

Tratto da “Leader di te stesso” Roberto Re

Un'esperienza di vita unica, che più di qualsiasi altra dimostra quanto la determinazione sia la chiave del successo... non il titolo di studio, il livello d'istruzione, l'esperienza lavorativa o il passato dal quale arriviamo. Ma la chiave del successo sono la determinazione che mettiamo nelle cose che facciamo e quanto crediamo in noi stessi e nelle nostre capacità!
Mai mollare!!!

venerdì 22 agosto 2014

Ho studiato e voglio...

I tempi cambiano… le regole del gioco cambiano… e se noi vogliamo affacciarci al giorno d’oggi con le regole di ieri.. finiremo al tappeto… assorbiti dalla “crisi” … la “crisi” di chi vuole giocare ad un nuovo gioco, con regole vecchie.
Arriviamo da uno stereotipo di “studia che così avrai un lavoro sicuro”... mentalità propagandata da genitori e nonni… figli di un’epoca che sosteneva a pieni voti tale pensiero… dove la possibilità di studiare era un’elitè.. disponibile per pochi… questa garantiva un sicuro inserimento nel mondo del lavoro ed una garanzia di poter vivere serenamente fino alla pensione… questo era il gioco di una volta… forse valido fino ad una decina d’anni fa.. poco più…  ma il mondo gira..  le regole cambiano… la globalizzazione… la “crisi”... i diritti dei lavoratori che pian piano regrediscono… tanti anni di lotte sindacali che si sciolgono in pochi anni…
Ed allora è “crisi”... è depressione… e talvolta è tragicamente “suicidio”.
Non metto naso in un argomento così sensibile quanto delicato, però puntualizzo un paio di cose.
La crisi c’è… questo è sicuro… ma è anche sicuro che c’è per chi si aggrappa a vecchi stereotipi di lavoro “fisso” (e tra l’altro mal retribuito) che andavano bene all’epoca dei nostri genitori..
I giovani di oggi devono cambiare… devono aggiornarsi e affacciarsi ad un mercato che ha cambiato esigenze… e a dirla tutta… comincia ad offrire anche possibilità molto allettanti per certi versi… ma bisogna cambiare il modo di vedere le cose…
Già qualche tempo fa affrontai l’argomento del lavoro “dipendente” e del lavoro “In proprio”... ma qui metto sotto i riflettori un altro aspetto… il fatto che ormai… cambiare punto di vista… stia diventando un esigenza.. una necessità che determina la vita o la morte.
La società oggi necessita non di persone “acculturate”... che si fanno strada con il proprio titolo di studio.. (quanti laureati riescono a trovare lavoro oggi?).. la società necessita di persone determinate ed elastiche… pronte al cambiamento.. alla novità… e desiderose di ottenere il meglio dalla vita… queste sono caratteristiche che “fruttano” al giorno d’oggi..
Siamo nell’era della comunicazione… nell’era del lavoro di squadra..
i tempi sono cambiati… quelli a non voler cambiare spesso… siamo noi.

martedì 12 agosto 2014

Essere bambini per sempre

se un bambino è sorridente la valutiamo una cosa normale.. anzi.. se per qualche motivo dovesse piangere o peggio.. dovessimo vederlo “triste”... preoccupati ci chiederemmo cosa non va… e cercheremmo con tutti noi stessi di distrarlo e farlo tornare felice e spensierato… lo stato normale in cui deve trovarsi un bambino.
Se vediamo un adulto, felice e spensierato… o ci chiediamo che problemi abbia oppure concludiamo che deve essergli successo qualcosa di veramente stupefacente in quella giornata per avergli donato tanta allegria..
Perché lo stato naturale del bambino è la felicità e quello dell’adulto è la serietà o comunque uno stato d’animo non “felice”?
E’ una riflessione alla quale dovremmo porre la giusta attenzione… qualcosa non quadra… è normale che diventando adulti si perda il senso del “gioco” si perda la spensieratezza… si perda la gioia di vivere?...
E’ vero, una persona crescendo si prende carico di nuove ed importanti responsabilità… matura e vede la vita in maniera diversa, ma questo non deve di certo precludere uno stato d’animo gioioso.
Il problema è che… mentre cresciamo, i nostri genitori, gli amici, la società… ci insegnano che i sogni sono sogni.. ma la vita reale è qualcos’altro!  Ci insegnano che le responsabilità che dovremo prenderci da “grandi” andranno a discapito della “felicità”... ci insegnano che la vita non diventerà mai quella che avevamo progettato, ma dovremmo adattarci a quello che essa ci proporrà…
Lo fanno per il nostro bene… lo fanno in buona fede… ma così facendo… “uccidono” una parte di noi… credendo di risparmiarci delusioni future… credendo che in questo modo ci aiuteranno a “crescere”.
Come diventerà una persona che nella vita si adatta all’idea di non vedere mai realizzati i suoi sogni? Potrà mai essere felice?
E se poi scoprisse che invece.. tante altre persone che ci hanno creduto, alla fine li hanno realizzati?
Se scoprisse che dentro di noi abbiamo risorse illimitate per costruire la nostra vita… ma che spesso non lo sappiamo?...
Forse con queste consapevolezze… anche un adulto.. tornerebbe a sorridere come un bambino.

Vale

venerdì 8 agosto 2014

“Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”

“Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” recita un vecchi proverbio… e come nella maggior parte dei casi… questo vecchio proverbio non si allontana dalla realtà, anzi…
Uno dei concetti fondamentali con il quale mi sono scontrato molte volte ultimamente è il seguente… “per raggiungere un obbiettivo nella vita devi circondarti di persone che quell’obbiettivo l’hanno già raggiunto”.
Una cosa è scontata… per ogni cosa che vorrai realizzare, ogni sogno nel cassetto che vorrai portare alla luce.. ci saranno valangate di persone che ti diranno quanto impossibile sia la cosa, come nella vita bisogna essere realisti… come un sogno è destinato a rimanere un sogno e basta…    esatto!! Queste saranno le persone dalle quali guardarsi bene…   Non avrà senso cercare di convincerle del contrario… chi non crede più nella vita, in se stesso e nella possibilità di realizzare i propri sogni è morto “dentro”… e potete fare tutto quello che volete, ma non potrete cambiarlo… almeno che non sia lui il primo a voler cambiare.. cosa molto difficile.
Per questo, quando comincerete a voler vivere veramente.. e perseguire l’esistenza che volete… dovrete cominciare a cercare persone che questo passo l’hanno già fatto… ce ne sono… ce ne sono tante… basterà cercare nei posti giusti! Laddove i sogni prendono vita… in quei luoghi in cui un “morto dentro” non metterebbe mai piede… 
Non sarà istantaneo… sia chiaro… realizzare se stessi e la propria vita richiederà fatica… e dovrete  trovare tutta la determinazione di cui disponete per farcela… ma vi garantisco che si può…  tutto ciò che vorrete realizzare è possibile se ci credete con tutti voi stessi e vi circondate di persone che vi aiuteranno a crederci…
Questo è il bello della vita… prenderla e farla diventare come noi vorremmo!

Vale

lunedì 21 luglio 2014

Essere padroni della propria vita!

Molti vorrebbero… in pochi ci riescono!
Quando dalle tue giornate sottrai il tempo per dormire, il tempo per gli spostamenti, il tempo dedicato al lavoro ed il tempo per fare le cose che devi fare, alla maggior parte delle persone non restano che un paio d’ore per fare le cose che veramente hanno voglia di fare - e in questo caso, hanno sufficiente denaro?.. allora la domanda sorge spontanea… “sono padroni delle loro vite?”

Diventarlo non è difficile, tutti possono farcela… ma non tutti sono pronti per farlo… ci vuole intraprendenza… determinazione… volontà… ma soprattutto, il desiderio di farlo!

Siamo stati abituati fin da piccoli in una società dove il “lavoro fisso” è tutto; e allora se trovi il tuo bel posticino da 1.000 euro al mese, sei una persona fortunata se ci “marcisci” fino alla pensione!  Eh si… perchè sei sicuro… hai delle “garanzie”... sei “fisso”
ma è veramente così?

Tolto il fatto che, visti i tempi, il lavoro fisso non esiste praticamente più… tra fallimenti, casse integrazione e mobilità se ne sentono di tutti i colori;  ma è veramente vita quella?
essere lavoratori “dipendenti”... dover dipendere da qualcuno…  non so voi, ma a me suona molto male questa parola…  
Preferisco di gran lunga la parola “datori di lavoro di se stessi”.. non vi da idea dell’avere il possesso della propria esistenza?   
Non è un’utopia, anzi… è un diritto di ogni persona, se non un dovere verso noi stessi!

Viviamo però in una società che ci ha abituati a pensare in un determinato modo; spesso i nostri stessi genitori ci hanno inculcato il "studia che poi ti trovi un bel posto di lavoro sicuro", frase che detta vent'anni fa aveva anche il suo perché.. ora non più.
Vorrei “donarvi” la capacità di vedere che la vita può essere diversa… con un pò di volontà ci si può creare un’esistenza in cui non si debba più sacrificare il nostro tempo…
Volete “vivere” per due ore al giorno fino alla fine della vostra vita?..
Le alternative, alla portata di tutti, esistono… Non smettete mai di “voler vivere veramente”... credeteci!


Vale